Il primo film è stato orchestrato dai fratelli Sherman (Richard e Robert) che hanno avuto un lungo trascorso con la Disney e oltre a Mary Poppins hanno scritto le musiche anche per altri classici come Il libro della giungla (1967), Gli aristogatti (1970) e Pomi d’ottone e manici di Scopa (1971). Il duo faceva parte della scuderia disneyana e per Mary Poppins hanno composto iconiche e intramontabili canzoni assieme a Irwin Kostal. Opere che sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo e sono riconoscibili. Inoltre, i ritornelli delle canzoni sono orecchiabili e di facile comprensione nonostante, nella composizione, siano complesse e sofisticate (basti pensare a Supercalifragilistichespiralidoso). La colonna sonora degli Sherman e di Kostal hanno avuto un ruolo fondamentale nel successo del musical e hanno contribuito a renderlo un classico per tutta la famiglia.

Il ritorno di Mary Poppins, per evidenti motivi anagrafici, ha un nuovo compositore, Marc Shaiman. Shaiman ha un ricco curriculum che comprende opere teatrali, cinematografiche e televisive. Tuttavia, a parte la sua esperienza nell’ambito dei musical teatrali che è molto profiqua, a livello cinematografico, ha composto “solo”, a livello di musical, Hairspray (2007) e, appunto, Il ritorno di Mary Poppins. Del film di Marshall ha musicato le canzoni che hanno testi scritta da Wittman, suo storico collaboratore nei musical di Broadway.

Il duo Whittman- Shaiman è un grande fan dell’opera del 1964 e hanno cercato di ricalcare lo spirito e l’atmosfera musicale di quella celebre partitura, seppur arrangiando il tutto secondo i loro gusti. Essendo un musical classico, Il ritorno di Mary Poppins ha canzoni che guidano la narrazione e la portano avanti, facendo progredire i personaggi che esprimono i loro stati d’animo, e le loro interazioni, attraverso esibizioni musicali.  Nonostante questo “vincolo narrativo”, le canzoni per cementare il successo dell’opera e per fornirgli una “seconda vita” hanno bisogno di svincolarsi dal mezzo filmico e trovare la loro strada, diventando “autonome” e vivere di vita propria. Un musical di successo dovrebbe avere simili tracce ed è generalmente questo che decreta il successo di un’opera musicale in quanto le canzoni hanno un ruolo essenziale. Per questo sequel è una cosa ancora troppo presto da valutare in quanto fresco di distribuzione; per capirlo in quanto ci vorranno anni per vedere se le canzoni sono in grado di vivere al di fuori dal film. Ora come ora, visto il responso di critica e di pubblico, la colonna sonora è uno dei punti deboli più sottolineati al lungometraggio.

Nonostante tutto, la colonna sonora realizzata dal duo Whittman-Shaiman si rifà a toni melodici classici e cerca di richiamare, anche a livello sonoro, l’opera prima, ma allo stesso tempo abbraccia nuove tendenze musicali della contemporaneità come rap. 

A livello di messinscena, per favorire la performance attoriale, Rob Marshall ha preferito utilizzare un mix tra pre-registrazioni e performance live durante la fase di riprese sul set. Una scelta che si scontra con il classico “Modello musical” adottato in tutti gli altri apparati tecnici, inoltre, generalmente, nei film musicali le canzoni vengono sincronizzate in post-produzione. Un lavoro analogo è stato effettuato anche da Tom Hooper durante la lavorazione de Les Miserables (2012), in qui, alla fine, vennero utilizzate le performance musicali live sul set piuttosto che un lavoro “artificioso” in sala di registrazione. Entrambi i registi (Hooper e Marshall) hanno preso tale decisione per aumentare il calore e il tono emozionale nell’esibizione. [1]

[1] https://variety.com/2018/film/production/mary-poppins-returns-songs-1203032562/

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