Arriva anche nel nostro paese, via Sky, la serie HBO, Lovecraft Country, adattamento seriale dell’omonimo romanzo di Matt Ruff prodotto da Jordan Peele e J.J. Abrams. 10 episodi dalla durata di 50-55 minuti per una storia che mescola fantascienza e elementi horror alla Lovecraft con questioni razziali tra bianchi e neri. Particolare e atipico come prodotto in quanto c’è tanto materiale e ci sono tantissime chiave di letture. C’è sia spettacolarità che “vicenda storica” in quanto ha un’ambientazione che oscilla tra gli Anni 50 e 60.

Il protagonista dell’intera vicenda è Atticus, un ragazzo di colore che ritorna nella sua città di origine perché suo padre, con cui non ha rapporto da anni, lo richiama lì con una lettera. Tornato, lo Zio George, che scrive e pubblica la “la guida sicura per un nero”, gli rivela che è scomparso da diverso tempo. Con lui, con la scusa di un viaggio di lavoro per la sua prossima edizione della guida, intraprende un viaggio di ricerca attraverso un America piena di odio razziale. Atticus e suo zio vengono invischiati in una pericolosa cospirazione piena di magia, mostri e di altre bizzarrie fanta-horror che sembrano uscire fuori dalle mente di Lovecraft.

La serie è ben realizzata e sfaccettata. Abbraccia tanti generi ed è quasi un compendio di tutte le singolarità dello scrittore Lovecraft. Ci sono tantissime citazioni dirette e rimandi alle sue opere, oltre al fatto che compare anche il suo mostro per antonomasia: Cthulhu. Si tratta di un lungo viaggio in cui la nostra famiglia protagonista si immerge in tutte le stranezze americane che però sono lo specchio per mostrare la disparità tra bianchi e neri. Quindi, l’espediente fanta-horror è utilizzato per riportare in auge il conflitto razziale americano. Per riportare a galla tutti gli soprusi che sono avvenuti in quegli storici anni.

L’atmosfera fanta-horror è utilizzato per raccontare in maniera metaforica, quasi onirica, le lotte raziali. L’espediente permette di raccontare la storia in modo crudele, violento e spaventoso. Quindi i mostri e gli elementi magici sono la trasmutazione  

La costruzione narrativa agisce quasi come se fosse una caccia al tesoro in quanto il nostro protagonista segue una serie di tappe che gli permetto di arrivare alla visione finale della storia. Diegesi che lo porta a scoprire numerosi misteri che coinvolgono la magia, le società segrete, le lotte raziali. Tanti elementi che rendono la serie uno spaccato tra realtà e finzione in quanto mescola con efficacia il contesto storico con elementi sovrannaturali che sono utilizzati quasi come metafora delle più grandi paure e torture che hanno subito le persone di colore in quegli anni. Misha Green, showrunner della serie, struttura la serie come se fosse un viaggio, una corsa verso la sua fine, il cui scopo è rievocare tutte le questioni razziali per riportare in auge quelle svolte storiche che hanno un ruolo cruciale nella lotta bianchi-neri. Per far riflettere gli spettatori, concentrando la diegesi sulla prospettiva di protagonisti di colore che vivono direttamente queste paure, questi elementi spaventosi che sono costretti a vivere nella quotidianità.

La serie propone un mix di generi e ci sono tantissimo svolte e archetipi del genere fanta-horror con numerosi capovolgimenti e scelte intrepide ed interessanti. Tuttavia, il continuo concentrarsi e focalizzarsi sugli elementi raziali tra bianchi e neri, rende lo show pesante e troppo drammatico. Schiacciato e concentrato prevalentemente per mettere in risalto la lotta di classe di quell’ambientazione storica, la serie rimane congestionata, ingolfata. Se le prime puntate erano un mix perfetto, accattivante ed intrigante, che si muoveva con efficacia tra realtà e finzione, la seconda parte si concentra pesantemente su questioni razziali. Basti pensare che la serie “scomoda” anche il massacro di Tulsa del 1921 come quasi a voler fare eco allo show (quasi gemello – sempre HBO) Watchmen. Troppo lenta e con situazioni prevedibili. Si perde via via che la storia prosegue. Lo spunto iniziale era molto interessante ma nel proseguimento abbandona quasi in toto l’atmosfera onirica fanta-horror alla Lovecraft. Inoltre, Lovecraft Country vuole essere un compendio di situazioni drammatiche concentrate su persone di colore e quindi vengono inseriti elementi come l’omosessualità e la brutalità della guerra. Il tutto per aumentare la pesantezza e la portata drammatica. Sembra quasi una serie creata ad hoc per le pari opportunità. Per dare la giusta rappresentanza alle persone di colore. Il che è giusto ed è corretto, ma alla fine, a livello narrativo e di godibilità del prodotto audiovisivo la serie zoppica e fallisce nel suo intento in quanto si rivela insoddisfacente, noiosa e incartata nella sua stessa narrazione che non riesce a destreggiarsi con efficacia tra realtà e finzione. Carica troppi elementi alla diegesi e perciò gli ultimi episodi sono poco comprensibili e si risolvono in banalità prevedibili. Troppe cose e si sa quando è troppo, il troppo stroppia.

Lovecraft County è una serie che si rivela fortemente deludente. La premessa iniziale è molto intrigante e stuzzichevole ma la serie si perde nella sua stessa narrazione e si rivela un’accozzaglia di tante situazioni drammatiche, di tanti elementi che si concentrano nella lotta raziale che viene resa in maniera confusionaria. Troppa carne sul fuoco. Peccato perché c’erano tante idee interessanti.

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