La masterclass che Gennaro Nunziante (regista dei film con Zalone e de Il Vegetale con Rovazzi) ha tenuto in occasione del Mantova Film Fest, si è rivelata molto sorprendente! Moderata da Tatti Sanguineti, l’incontro si è focalizzato sul mondo del lavoro nel cinema italiano con particolare attenzione al confronto tra Il Posto di Ermanno Olmi e L’appartamento di Billy Wilder. Nunziante ha messo a confronto le due pellicole e ha trovato analogie e ha analizzato la messinscena della rappresentazione lavorativa nei due lungometraggio. Olmi mostra il lavoro in una maniera cinica, cruda e “aggressiva” dove squalo mangia squalo mentre la visione di Wilder è molto più ottimistica e speranzosa.

Il confronto tra i due cult è l’incipit per analizzare in che modo il cinema italiano ha rappresentato la figura del lavoratore. In tutte le pellicole di Nunziante l’elemento cardine è il posto fisso, l’importanza di trovare un lavoro e dare status ai lavoratori. Qualsiasi tipologia di lavoro, senza discriminazione di professione. Il lavoro è sacro. Infatti, il regista ha ammesso che per lui il lavoro è un argomento essenziale e che deve essere valorizzato per dare spessore alla società. Il cinema, in quanto medium popolare in grado di veicolare contenuti importanti, ha il dovere di farsi carico di determinate tematiche, rappresentando in modo adeguato e con rispetto una delle classi più importanti della società. Il lavoro è fondamentale per mantenere saldi certi valori che, attualmente, si stanno perdendo. Fede e lavoro sono stati per anni i punti cardine della società italiana (e non solo) ma con il tempo, secondo Nunziante, attraverso le commedie all’italiana, la figura del lavoratore è stata resa alienante, ridicolizzata e “presa in giro”. Anziché mostrare le virtù e le pellucidità di avere un posto fisso, il cinema ha sbeffeggiato il mondo del lavoro e promosso valori anti-occupazione mettendo in luce solo i lati negativi, dando così corpo alla formazione di un’immagine collettiva sbagliata del mondo del lavoro. Denigratoria e alienante. In questo modo, la società ha iniziato a vedere in modo negativo la classe lavorativa e perciò si sono formate coscienze negative, arroganti ed egoiste.

Gennaro Nunziante si scaglia contro il film Fantozzi, reo di aver sbeffeggiato e ridicolizzato il posto fisso. “Fantozzi doveva ringraziare Dio per avere un posto fisso in quanto mediocre, ridicolizzava il lavoro e se la società fosse stata sana, Fantozzi sarebbe dovuto essere licenziato” queste le parole di Nunziante. Nell’appartamento di Wilder, il lavoro viene reso in maniera patriottica, speranzosa e con uno sguardo fiducioso verso il futuro. In Italia, l’eccessiva negatività delle Commedie all’Italiana hanno reso il lavoratore come un qualcosa di negativo, di estraneo e che, cinicamente, pensa solo al proprio orticello e al proprio benessere. Il cinema di quegli anni ha fomentato i lavoratori del posto fisso all’assenteismo, alla mediocrità, alla bambagia e all’egoismo. Valori negativi che sono stati promossi dalle pellicole e che hanno portato alla distruzione del mondo lavorativo che, nei giorni nostri, viene visto come qualcosa di brutto, di non necessario.

Nunziante allarga il discorso alla società in generale, inserendo anche il decadimento proveniente della classe politica che incapace di mantenere saldi determinati valori essenziali a valorizzare la figura del lavoratore. Decadimento dei valori proseguito anche negli anni Ottanta con l’arrivo della televisione privata che ha abbassato ulteriormente la cultura nei mass media e si è fatta promulgatrice di atteggiamenti riprovevoli. Nunziante però ritiene che l’inizio del degrado sia dovuto principalmente alle commedie d’oro del Cinema Italiano in quanto mezzo importante ed in grado di condizionare la memoria collettiva della gente attraverso prodotti filmici. Una tesi interessante, supportata da numerosi casi d’esempio che sono stati messi in luce durante la masterclass a Mantova. Un incontro interessante, infuocato e stimolante. Infatti, nessuno si sarebbe mai aspettato una simile analisi dal regista dei film di Zalone che ha sorpreso tutti con l’acuta osservazione, volutamente provocatoria, che ha generato spunti di riflessione. Un’invocazione a tornare ad un cinema fatto di valori e focalizzati a dare maggior rispetto alle classi lavoratrice perché il lavoro è una cosa sacra.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata