A Biografilm Festival: International Celebration of Lives arriva, da Cannes, il film portoghese Diamantino, bizzarro lungometraggio sul mondo del calcio. Diretto da Gabriel Abrantes e Daniel Schmidt, il film ha diviso il pubblico bolognese in quanto bizzarro, anticonvenzionale e, forse, inconcludente. La vicenda ruota tutta attorno al prodigioso calciatore Diamantino, fuoriclasse della nazionale portoghese che fallisce, dal dischetto, il rigore decisivo. Distrutto dalla sconfitta, piomba in piena depressione quando muore suo padre, suo tifoso numero uno e manager. Infatti, il buon Diamantino è tanto bravo con il pallone quanto stupido di intelletto. Fragile e triste si ritrova nelle grinfie delle sue sorelle gemelle che, avide di denaro, lo “vendono” al governo, intenzionato a clonarlo per mettere in piedi un team di fuoriclasse, pronto a dominare l’era calcistica e riportare il Portogallo sul tetto del mondo.

Diamantino è un film trash pieno di umorismo e di satira. Bizzarro e pregno di stupidità “riflessiva”.  Il personaggio principale è la parodia di Cristiano Ronaldo, noto calciatore portoghese del Real Madrid. Il film ne ricalca il viso e le movenze. Anche le pose di esultanza e foto sui giornali sono riprese da vere situazioni di Ronaldo. La pellicola parte con spunti molti interessanti e con situazioni divertenti e paradossali. In particolare, l’idea dei cagnolini giganti che accompagnano Diamantino al gol è colorata, surreale e grottesca. Una verve cromatica e comica che gioca sul trash e sui contrasti. Tanto stupido quanto talentuoso nel suo campo. I calciatori non hanno la nomea di avere un cervello fino, sono belli e bravi sul campo ma sono pregni dello stereotipo di stupidità. Classici cliché del genere che vengono rielaborati in una pellicola che frulla tanti elementi di portata internazionale e che, sottotraccia e sottopelle, nascondono riflessioni legate all’attualità (il tema dei rifugiati e di genere), messe in luce attraverso un umorismo atipico e grottesco. Situazioni volutamente sopra le righe, grossolane e paradossali che servono ad innescare riflessioni su cosa conti nella vita. Il tutto mettendo in luce, come espediente, il mondo calcistico, considerato al giorno d’oggi, in molti paesi europei, l’oppio del popolo. Sport leader e che è in grado di generare tanto soldi e tenere inchiodati in casa milioni di spettatori. Un mezzo per ottenere fama, popolarità e per redimere un paese. Infatti, in Diamantino, il calciatore è vittima del governo che è disposto a sacrificarne la vita pur di clonarlo e di creare un dream team fenomenale, per riportare il paese alla gloria. Il calcio viene visto come una finestra importante per veicolare le proprie tradizioni e innescare un rinnovamento culturale che, tramite lo sport, è in grado di riportare sotto i riflettori il proprio paese. Siamo in pieno Mondiale, un evento unico e che monopolizza i media di tutto il mondo; il vincitore viene riportato alla ribalta: osannato e arricchito. In Diamantino c’è una profonda satira su quel mondo. Certo il tutto è esasperato e, complessivamente, altalenante ma l’intenzione è quella.

Il film gioca appunto sul contrasto tra governo con aspirazioni neo-imperialiste, forte e razzista, con Diamantino, un calciatore buono, fragile, ingenuo e che non è in grado di discriminare nessuno, tant’è che decide di adottare un rifugiato (un pseudo rifugiato). Le sorelle del povero Diamantino, sono avide e perfide e sembrano uscite direttamente dal cartoon Cenerentola.

La narrazione viene fatta attraverso un narratore interno onnisciente, Diamantino stesso che racconta la vicenda.  Un naif, un ingenuo, dal cuore tenero che ricorda Forrest Gump ed il modello Derek Zoolander. La costruzione della diegesi gioca per accumulo e anziché limitarsi a pochi essenziali elementi, fagocita attualità, storia, sport e parodia. Tanti elementi che rendono Diamantino un film fragile, imperfetto e bizzarro. Molti possono pensare ad un’accozzaglia messa in scena sconclusionatamente, tuttavia, si tratta di un film satira particolare non adatto a tutti i palati. Effettivamente, la prima parte ha una verve e una tenuta d’intrattenimento notevole ma, repentinamente, la seconda parte perde efficacia in poco tempo e non si conferma adeguata, rovinando parzialmente il film. Dal punto di svolta centrale in poi, la pellicola prende una deviazione repentina e si concentra troppo sulla stupidità palpabile del protagonista. Diamantino è un film incompleto, bello e simpatico per alcuni aspetti ma disconnesso, banale e soporifero nella parte conclusiva. Bello l’incipit, la satira e la parodia ma questi elementi vengono calcati troppo e… come si dice il troppo strozza…e difatti Diamantino è un lungometraggio difficile da digerire. Tuttavia, per l’incipit merita la visione. In fondo si tratta di un film atipico e non fatto con lo stampino.

 

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