Come ogni anno Visioni Italiane presenta una rassegna dedicata ai giovani autori esordienti. Il riassunto della giornata a loro dedicata.

Dal 28 febbraio al 3 marzo 2019 si è svolta a Bologna la 25° edizione del festival Visioni Italiane, concorso nazionale per corti, mediometraggi e documentari.

Svoltasi nella cornice ormai consolidata del Cinema Lumière, il Festival si caratterizza per le numerose e variegate Sezioni, per cui è possibile trovare cortometraggi e mediometraggi di qualunque tipo che, nel complesso, rappresentano un’ottima vetrina soprattutto per i registi esordienti.

Tra le varie sezioni presenti una in particolare è specifica per quanto riguarda i registi del territorio (nel caso specifico: la Regione Emilia-Romagna) a cui è stato dedicato un ampio programma a parte nella giornata di sabato 2 marzo ed è la sezione Fare Cinema a Bologna e in Emilia-Romagna, che già dal titolo lascia intendere una volontà di porre l’accento sullo sviluppo di un cinema giovane che rifletta le storie legate al proprio ambiente.

Si comincia alle 18. 30 con l’anteprima de Gli Arcidiavoli, cortometraggio del regista Lorenzo Pullega. Prodotto da Maxmancoop e impreziosito da un cast d’eccezione (che comprende Marco Mario De Notaris e alcuni dei più famosi caratteristi bolognesi come Andrea Roncato, Bob Messini e Vito), la storia racconta di una notte “di trasgressione” compiuta da quattro ragazzi intrufolatisi in un circolo Arci senza tessera. I quattro si scontreranno con un capitano di polizia (lo stesso De Notaris) che odia particolarmente gli “abusivi” che entrano nei circoli senza tessera. Il tono usato dal cortometraggio è volutamente scanzonato e ironico e presenta più di un richiamo alla comicità dei Manetti Bros da cui riprende il connubio di poliziesco e comedy. Il finale è scoppiettante e “bollywoodiano”.

Subito dopo è seguito un ampio dibattito presso la Biblioteca Renzo Renzi in cui erano presenti alcuni dei giovani registi emergenti di questa edizione.

L’incontro tra i registi della sezione Fare Cinema a Bologna e in Emilia-Romagna presso la Biblioteca Renzo Renzi (Cineteca di Bologna).

Ne è venuto fuori un bel confronto in cui ciascuno di loro ha descritto la genesi e la realizzazione delle proprie opere evidenziando i temi comuni come quello dell’infanzia e dell’alienazione del mondo contemporaneo (temi comuni in quasi tutte le opere). Allo stesso tempo è stato possibile constatare anche una diversità di generi e stili di narrazione che testimoniano la poliedricità dell’humus presente nel territorio. Dall’uso dell’animazione ai corti umoristici in bianco e nero, passando dalle storie semi-autobiografiche e a quelle che più di altre spaziano verso mondi paralleli. C’è di tutto nei corti presentati da questi giovani (ma già molto determinati) autori.

I loro corti, presentati nell’ultima parte della giornata, ne sono buona testimonianza.

La nonna di Daniele Balboni racconta una piccola ma commovente storia famigliare ambientata durante il terremoto in Emilia del 2012. La vicenda (semi-autobiografica secondo le parole del regista) è stata girata con pochi mezzi ma con una maestria particolare nello storytelling e nella rappresentazione visiva del terremoto e delle sue conseguenze, visibili non solo negli edifici ma soprattutto nella psicologia dei protagonisti, che riescono a rendere perfettamente “viva” l’esperienza del terremoto negli occhi dello spettatore.

Mio Fratello di Paolo Strippoli è invece un cortometraggio che ha avuto una genesi lunga. Secondo le parole del regista, si tratta di un racconto di de-formazione in cui un bambino, durante una vacanza al mare, scopre un lato nascosto del proprio fratello maggiore. Non sapendo come affrontare questa scoperta deciderà di raccontare una terribile bugia. Cortometraggio che si gioca tutto sul concetto di suspense narrativa e sui toni chiaroscurali di una giornata di fine estate, resi visivamente bene dalla fotografia.

Happy Hour di Fabrizio Benvenuto parla, invece, di alienazione e di incomunicabilità, tematiche molto attuali oggi. Ma lo fa da un punto di vista particolare. Partendo da uno spunto di cronaca, il film mostra il fenomeno degli “amici in affitto” che alcune agenzie mettono a disposizione delle persone single e sole nelle grandi città. Il corto si avvale della partecipazione degli attori Paolo Briguglia e Alice Pagotto, già protagonisti di numerosi film e fiction.

Cena D’aragoste di Gregorio Franchetti narra ancora di infanzia e di formazione. Questa volta la storia mette a confronto due ragazzini provenienti da ceti sociali differenti. Il confronto/scontro tra questi due mondi inconciliabili avverrà durante una cena particolare a base di aragoste. Il corto è stato presentato in anteprima alla Berlinale nella sezione Short Films ed è una co-produzione USA-Italia (il regista è diplomato alla Columbia University e questo corto è il suo lavoro di diploma).

Gong! di Giovanni Battista Origo, si discosta da tutti gli altri corti per la sua natura fortemente “teatrale”. Una stanza, quattro pareti e tre personaggi che dialogano per 15′. Ma l’opera di Origo è tutt’altro che statica: attraverso i dialoghi lo spettatore conosce i retroscena della surreale famiglia protagonista del corto, i loro piccoli (grandi) conflitti e il loro background. Il tutto con uno stile ironico e satirico che vuole far ridere sulle idiosincrasie di una certa classe medio-borghese che vuole essere a tutti i costi “colta” e  “politically correct”. Nel cast due irresistibili Antonio Catania e Benedetta Buccellato, in un bianco e nero ricercato e stilisticamente perfetto.

Manica a vento di Emilia Mazzacurati presenta una protagonista femminile decisamente sui generis. Nei quasi 20 minuti di cortometraggio scopriamo, tramite i dialoghi e significative metafore, il suo background e i suoi problemi relazionali, ai quali il finale riserva una possibile via di fuga. Con una fotografia volutamente retrò (ed azzeccata per la storia raccontata) e un uso del colore che ricorda vagamente Wes Anderson, il corto è una storia di formazione surreale e ironica in cui sono soprattutto i silenzi, più che i dialoghi, a rivelare la psicologia dei vari personaggi. Tra gli interpreti presenti da segnalare la presenza di Giuseppe Battiston.

Per tutta la vita di Roberto Catani è un “viaggio” a ritroso nella memoria di un’anziana coppia d’innamorati. I ricordi si mescolano ad un caleidoscopio emotivo grazie all’uso dell’animazione e della musica. La particolarità di questo corto è l’uso di un’animazione 2d molto “classica”. Completamente realizzato con disegni a mano, il corto ha avuto uno sviluppo durato due anni di lavoro certosino. E il risultato è stato certamente apprezzato dal pubblico presente in sala.

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