La commedia romantica è un genere pieno di limitazioni; declinarlo in modo da ricavarne qualcosa di superiore alla media non è semplice. Non succede, ma se succede… (in lingua originale Long Shot), diretto da Jonathan Levine e scritto da Dan Sterling e Liz Hannah, è uno dei risultati più riusciti in tal senso. Protagonisti sono Seth Rogen e Charlize Theron, che interpretano rispettivamente il giornalista disoccupato Fred Flarsky e il Segretario di Stato degli Stati Uniti Charlotte Field. I due si rincontrano casualmente dopo anni e ricordano che in passato Charlotte fu la baby-sitter di Fred. In cerca di uno scrittore per i suoi discorsi, la potente donna decide perciò di assumerlo, dando inizio a una serie di vicissitudini tra le quali nascerà l’amore.

L’esagerazione è la principale arma di Long Shot. Su un terreno come quello della commedia romantica, fin troppo scialbo e ripetitivo, il film non si preoccupa di risultare volgare e politicamente scorretto. Rogen, già avvezzo a questo tipo di umorismo, forma con Charlize Theron un duo sorprendentemente efficace. Due opposti che finiscono per convergere e magnificarsi a vicenda, regalando risate e momenti toccanti senza scadere mai nella stucchevolezza. Da non dimenticare anche i personaggi secondari, anch’essi fonte di ilarità e non solo. La scostante Maggie (June Diane Raphael), il servile Tom (Ravi Patel) e l’improbabile presidente degli Stati Uniti Chambers (Bob Odenkirk), punto di incontro tra politica e televisione, saranno aggiunte di grande rilevanza nei loro rapporti con i protagonisti.

Un grande pregio di Long Shot è che la storia d’amore che racconta riesce a non risultare fuori posto nel contesto della narrazione. La trama presenta così tanti eventi eccessivi o implausibili da costituire una cornice nella quale il segmento sentimentale si confonde alla perfezione. La simpatia e le forti personalità mostrate da Fred e Charlotte fanno il resto.

Per quanto la sua dimensione satirica sia tendenzialmente incolore, limitandosi ad attaccare la politica americana in quanto tale e non in base al suo schieramento, ad un certo punto Long Shot prende una scelta rischiosa. In un momento buio, Fred si ritrova a parlare con il suo migliore amico Lance (O’Shea Jackson Jr.), giornalista affermato e causa indiretta dell’incontro tra Charlotte e il collega. Durante il loro dialogo, Lance si rivela essere un repubblicano e un cristiano praticante, entrambe categorie disprezzate con fermezza da Fred.

Nella perbenista e moraleggiante degli ultimi anni, dove i liberals spadroneggiano, è più che mai difficile trovare un modello positivo di conservatorismo. Il sempre più discutibile Partito Repubblicano è sempre più osteggiato dalle forze che controllano i mass media, qui rappresentate nella loro forma più estrema da Fred. La rivelazione di Lance turberà inesorabile l’amico, che paradossalmente finirà per sfoderare i pregiudizi e gli stereotipi da egli stesso tanto condannati. Alla fine però, il giornalista in crisi si ritroverà ad anteporre un’amicizia sincera alla sua intransigenza ideologica. Un esito che nel cinema hollywoodiano di oggi è impossibile dare per scontato.

Per quanto quindi non ci si possa aspettare un distacco totale dal genere di riferimento e dalle sue regole, Long Shot è senz’altro tra le commedie romantiche più pregevoli di quest’anno, e anche degli ultimi anni in verità. Il pericolo di piattezza generale era dietro l’angolo ma, grazie a una sceneggiatura audace ed al talento dei suoi deliziosi interpreti, stavolta è stato evitato.

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